A Roma nello spazio teatrale Il Cantiere, sabato 6, martedì 9 e mercoledì 10 aprile 2019 Argillateatri presenta l’anteprima del nuovo spettacolo Herbarie. Le chiamavano streghetesto di Silvia Pietrovanni, adattamento di Isabella Moroni, con Claudia Fontanari, Brunella Petrini, Elena Stabile,  frutto di un lavoro di ricerca sulla figura ancestrale e sulle origini sacre della domina herbarum, l’erborista del popolo, definita saggia (saga)dalla gente del popolo e strega o ciarlatana dal potere, che inizia in questo modo la distruzione capillare del sapere femminile.

Sulla scena Lucia, la giovane herbaria che ha imparato a leggere e scrivere ed ora possiede il sapere della medicina naturale, ripercorre la storia della sua famiglia: della nonna Mercuria che ha tramandato alla figlia Caterina e, dunque, a lei stessa la sua sapienza.

Mercuria, Caterina e Lucia, nella loro terra sono le farmaciste che coltivano le erbe medicinali; sono le levatrici che vanno di casa in casa, sono i punti di riferimento imprescindibili per il popolo. E sono anche le “accabadore” che sanno dare la buona morte.

A spezzare il sodalizio e a cambiare il corso della storia, sarà un Inquisitore, la cui figura appare anche come una proiezione del nostro tempo, ancora permeato del risentimento della medicina dotta e maschile nei confronti di quella popolare e femminile che si avvaleva dell’ascolto del paziente e dell’esperienza diretta sul corpo.

Mercuria soccomberà, ma le altre proseguiranno il loro lavoro lento e globale che è arrivato fino a noi e si sviluppa ancora in ogni angolo, anche il più remoto, del mondo intero.

«Questo spettacolo è come un seme che può diventare un albero» afferma Silvia Pietrovanni, autrice del testo originale messo in scena da Argillateatri.E aggiunge: «Vorrei che le persone, dopo aver visto questo spettacolo, scoprissero chi erano le Herbarie e chi sono oggi per sapere cosa è stato tolto alle donne, ma anche a tutti gli esseri umani e come sia ancora possibile recuperarlo».

NOTE DI REGIA

Con Herbarie. Le chiamavano streghe, progetto culturale con una forte componente di teatro civile e di tematiche di genere, Argillateatri prosegue il percorso dedicato alle molteplici forme del femminile, iniziato con Il Marinaio di Fernando Pessoa, regno di tre sorelle e del loro sogno, al quale ha fatto seguito Le Città Invisibili di Italo Calvino nel cui allestimento Marco Polo era interpretato da tre donne, tre viaggiatrici del tempo, dei luoghi e dell’anima.

Tre donne anche in Herbarie, legate alle ritualità del femminile, alla natura e alla cura, elementi che rappresentano, fin dai primordi, la loro libertà espressiva, la dedizione e la ribellione; l’anima creativa e quella politica di queste donne che, escluse dai libri e dalla scienza ufficiale, apprendevano le conoscenze, creando reti di cura e salvezza e trasmettendosi le proprie esperienze.

Una narrazione centrata su eventi storici, che conduce passo dopo passo a scoprire sia il lato vitale, sia quello buio del rapporto fra donna, guarigione e potere. Una storia nella quale ciascuna interprete incarna una sapienza diversa: quella antica, oracolare, che viene dagli archetipi; quella contemporanea legata all’uso pratico delle piante e quella del futuro, che saprà cambiare le sorti della Storia.

Ridefinire la narrazione della donna e delle sue competenze; rivalutare le medicine antiche e profonde come l’erboristeria e il senso più vero ed umano dei ritmi naturali e fare luce sulla medicina delle donne, per anni nascosta dai libri di storia.

Sono queste le motivazioni portanti di uno spettacolo nel quale non è difficile trovare affinità con la condizione attuale delle donne, anche alla luce dell’involuzione culturale che i tempi stanno determinando e che, solo raccontando, sarà possibile fermare.

HERBARIE. LE CHIAMAVANO STREGHE


Personaggi e interpreti

Mercuria        Brunella Petrini

Caterina          Elena Stabile

Lucia               Claudia Fontanari

Regia               Ivan Vincenzo Cozzi

Musiche originali                               Tito Rinesi

Testo originale                                   Silvia Pietrovanni

Adattamento                                      Isabella Moroni

Elaborazione costumi                      Arianna Longardi

                                                          Si ringrazia l’atelier di Marina Sciarelli

Disegno luci/suono                          Nino Mallia

Sabato 6, martedì 9 e mercoledì 10  aprile – ore 21.15

Il Cantiere via Gustavo Modena, 92 (Trastevere)

Ingresso 12 €, ridotto 10 €  – PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA

Info: 0677071899 – 3384670935 (anche WhatsApp) – 3391597050

argillateatri@gmail.com

Sono diversi anni che i nostri spettacoli raccontano storie, possibilità e vite attraverso l’immagine della donna.
La prima volta è stata con Il Marinaio di Fernando Pessoa che entrava fin dentro i sogni delle tre sorelle protagoniste.
Poi è venuta la scelta di far narrare alcune delle Città Invisibili di Italo Calvino ad un Marco Polo scomposto in tre figure femminili. Il motivo era quello di giungere ad un altra narrazione, quella che può fare solo l’approccio femminile alla meraviglia, al viaggio, allo scambio fra culture e umanità.

Avere incontrato il testo di Silvia Pietrovanni Herbarie. Le chiamavano streghe, incentrato sui diversi aspetti mitici e spirituali delle donne, ha significato evolvere il discorso teatrale e drammaturgico e passare dal mostrare l’indole del femminile a descrivere il sapere, la conoscenza, la potenza delle donne.

Dopo molti provini undici attrici giovani e giovanissime sono risultate adatte per questo lavoro. A loro è stato chiesto di proseguire in un breve laboratorio di lavoro sul corpo prima di arrivare alla scelta definitiva.
Le attrici protagoniste dello spettacolo sono Claudia Fontanari ed Elena Stabile oltre a Brunella Petrini che da molti anni lavora con la Compagnia.

Claudia Fontanari ha un percorso di teatro di narrazione che l’ha plasmata e che si rivela nelle sue azioni e nella sua recitazione. Ha inoltre un lavoro sul corpo e sul movimento, elaborato sulle diverse tecniche studiate, fra cui l’arte parziale indiana Kalaripayattu, che le permette di trovare soluzioni ed improvvisazioni di bella e innovativa creatività.

Elena Stabile ha una capacità davvero vivissima di entrare in ogni situazione; di ascoltare, apprendere e restituire ampliata e modificata dalla sua elaborazione ogni indicazione, ogni idea, ogni ispirazione. E riesce a cogliere l’intima natura della drammaturgia, rendendola materia viva e comunicativa.

Brunella Petrini ha una solidità e una forza recitativa esplorata e accresciuta in tutti gli anni in cui ha unito al teatro anche il suo percorso di lotta politica e artistica. Negli spettacoli propone una personalità capace di equilibrare la scena. Con le azioni, con la parola, con l’interpretazione, con la musicalità che pervade la sua recitazione.

Sono loro le attrici che danno vita alle tre Herbarie, alle tre donne di sapere, d’amore e di lotta che riecheggiano l’antica tradizione dell’Arcadia che della Dea glorificava i tre volti (la vergine, la adulta e colei che non subisce più il giogo maschile) e il suo integrarli in un unico sé.
Alle tre donne che raccontano come l’oppressione subita da ogni donna non è frutto della sua debolezza ma, al contrario, della sua grande forza.

Questo è il titolo del nostro nuovo spettacolo.
Un testo di Silvia Pietrovanni, adattato da Isabella Moroni.
Un testo che parla delle dominae herbarie, le donne guaritrici del medioevo, quelle che vennero perseguitate come streghe, processate, uccise.
Quelle il cui sapere, però, non ha mai smesso di essere tramandato.

L’incontro con questo testo è stato inaspettato.
Silvia Pietrovanni insegna a manipolare le erbe, ma non pensate ad una lezione classica sulle piante e sulle loro proprietà.
Di ogni pianta lei racconta una storia.
Che sia quella mitologica di qualche dea dalle cui lacrime è nata un’erba benefica, oppure storica o leggendaria come quella del famoso profumiere che ruppe la boccetta del suo profumo divino e ne morì di dolore, ma venne trasformato in una profumatissima pianta di maggiorana.
La passione per la narrazione la porta a scrivere testi da rappresentare, meglio se immersa nella natura.

Herbarie. Le chiamavano streghe nasce come un lavoro sull’opposizione fra medicina ufficiale e medicina naturale, antica, tradizionale e, nel tempo, si trasforma nella narrazione incentrata sulla figura ancestrale dell’erborista del popolo e sulle sue origini sacre.

Dententrici di una conoscenza tramandata attraverso i millenni, a partire dalle antiche Dee Madri e dalle loro successive trasformazioni nelle divinità che oggi conosciamo, queste donne erano definite sagge dalla gente del popolo e streghe o ciarlatane dal potere.

Un racconto sospeso fra il ricordo e la realtà di un Medioevo che cede il passo al Rinascimento e che, nonostante il grande splendore, vede inasprirsi (intensificarsi) la forza distruttrice del potere della Chiesa che si abbatte sul sapere femminile attraverso la lotta alle pratiche tradizionali, alla capacità di disobbedire e di ribellarsi, attraverso le pratiche inquisitorie.

Sulla scena Lucia, la giovane herbaria che ha imparato a leggere e scrivere ed ora possiede il sapere della medicina naturale, ripercorre la storia della sua famiglia: della nonna Mercuria che ha tramandato alla figlia Caterina e, dunque, a lei stessa la sua sapienza.
Mercuria, Caterina e Lucia, nella loro terra sono le farmaciste che coltivano le erbe medicinali; sono le levatrici che vanno di casa in casa, sono i punti di riferimento imprescindibili per il popolo. E sono anche le “accabadore” che sanno dare la buona morte.

A spezzare il sodalizio e a cambiare il corso della storia, sarà un Inquisitore, la cui figura appare anche come una proiezione del nostro tempo, ancora permeato del risentimento della medicina dotta e maschile nei confronti di quella popolare e femminile che si avvaleva dell’ascolto del paziente e dell’esperienza diretta sul corpo.

Mercuria soccomberà, ma le altre proseguiranno il loro lavoro lento e globale che è arrivato fino a noi e si sviluppa ancora in ogni angolo, anche il più remoto, del mondo intero.

 

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Quando nell’Anno Domini 2000 inventammo Le Belle Sere, una rassegna di spettacoli davvero diversissimi fra loro che all’epoca si svolse al Parco delle Tombe Latine, avevamo in mente un evento che fosse un punto di ritrovo e di scambio per gli spettatori.

Un punto di bellezza e piacevolezza. Delle serate che tutti avrebbero potuto ricordare a lungo per il luogo fascinoso in cui si svolgevano, per gli spettacoli non abituali che proponevamo, per il calore che mettevamo nell’accoglienza…

Le Belle Sere dopo quell’inizio di Millennio, è rimasto addormentato per moltissimi anni e solo oggi rivede la luce. Ad Ostia Lido al Chiostro del Palazzo del Governatorato.

Le Belle Sere. Nel nome è dunque l’intento: un momento di bellezza e piacevolezza al Chiostro di Ostia Lido: il fascino del luogo c’è e di nuovo proponiamo spettacoli molto diversi fra loro e non scontati.

Dal 18 al 20 e dal 25 al 28 luglio 2019 apriamo alla gioia di trascorrere delle belle sere al Chiostro.
Il programma è articolato in modo che, sul fare del tramonto, alle 19,30 ci si possa incontrare per momenti dedicati al libro e alla lettura. Gli attori leggeranno brani sul tema del Mare, o dell’India o delle Piante che sanno curare (e far belli); oppure ci saranno degli incontri con autori i cui libri sanno di avventura e di scoperte.
Ci sarà anche spazio per i ragazzi che con il Laboratorio dedicato alle Piante, scopriranno erbe, semi, spezie ascolteranno suonare le foglie e impareranno ad usare il mortaio.

Appena scende la sera, alle 21,00 ci saranno spettacoli teatrali e concerti, a cominciare da una narrazione musicata di Frida Kahlo, anzi, de L’Altra Frida che si dipanerà fra letture e ricette grazie a Brunella Petrini e Stefania Placidi.
Sarà poi la volta del Concerto di musica dall’India grazie al quale ascolteremo le poesie di Rabindranath Tagore suonate con gli strumenti e con la tecnica narrativa dei Baul, i menestrelli erranti la cui tradizione mistica e musicale su riportata in vita da Tagore stesso

Seguiranno, il concerto poetico Muri e Mari di Marco Cinque. In un’epoca di muri reali e mentali, un racconto in musica di fratellanza e bellezza, tratto dall’omonima raccolta poetica.

Abbiamo spezzato la rassegna in due fine settimana per essere più a lungo in compagnia degli spettatori di Ostia, quindi riprenderemo giovedì 25 con lo spettacolo El Dotor dei Mati che racconta l’incontro fra il neurologo che riorganizzò il manicomio di Venezia e Franco Basaglia che diede nuova dignità ai ricoverati. Il dotor dei mati altri non è che il nonno dell’attrice Claudia Fontanari che in questo modo rende omaggio a lui e ad uno dei più importanti passi in avanti del sociale in cui l’Italia ha avuto il primato.
Seguirà uno spettacolo emozionante di fuoco e fachirismo con Silvia Cozzi. Vedremo Kyra, la Dea del Fuoco giocare con ventagli di fuoco, catene infuocate, la vedremo camminare sui vetri e mangiare palline fiammeggianti…

Il giorno seguente sarà la volta di Viaggio alla Montagna dell’Anima, una lettura teatralizzata e musicata di poesie del vicino Oriente. Ascolteremo, letti da Ivan Cozzi e Brunella Petrini i versi di Rumi e Omar Kayyam e di altri poeti che parlano d’amore e di frutti succosi e di spirito che tutto sovrasta, anche il fiorire dei melograni. Le letture saranno accompagnate dalla musica evocativa e emozionante degli strumenti di Oscar Bonelli.

Herbarie. Le chiamavano streghe. Un viaggio nella storia di amore e di lotta delle erboriste medievali il cui sapere antico fu spezzato dall’Inquisizione, ma si è continuato a tramandare fino ai nostri giorni. Lo spettacolo, scritto da Silvia Pietrovanni e adattato da Isabella Moroni vede in scena Claudia Fontanari, Brunella Petrini e Elena Stabile dirette da Ivan Cozzi. La storia narrata ha una grande attualità e racconta la Storia da un punto di vista quasi sconosciuto.

Concluderemo con il concerto di un gruppo che è stato molto apprezzato lo scorso anno al Chiostro. Il Billi Brass Quintett che ha da poco preparato un progetto sulla Luna (di cui quest’anno ricorre l’anniversario della scoperta) e del quale ci farà ascoltare alcuni brani, non dimenticando, però di proporre colonne sonore e brani noti e cantabili.

Le Belle Sere. Letture, concerti, spettacoli e libri.
dal 18 al 20 e dal 25 al 28 luglio 2019 dalle ore 19,30
Chiostro del Palazzo del Governatorato
Piazza della Stazione Vecchia, 26 – Ostia Lido

INGRESSO LIBERO

Tre giorni di sold out per le tre anteprime andate in scena agli inizi di aprile danno la misura di quanto sia attuale parlare del sapere delle donne; del tentativo, andato avanti per secoli, di ridurle al silenzio con tutti i mezzi, il più infido dei quali è sempre stato la narrazione della debolezza, dell’ignoranza, dell’incapacità e, di conseguenza, la costrizione ad accettarne lo stereotipo.

Le Herbarie sono tre donne che vivono nel momento storico in cui avviene la transizione dal Medioevo al Rinascimento quando, più si definisce e brilla la creatività degli uomini, dell’intelletto, della tecnica e dell’arte nella sua forma più esteticamente perfetta, più viene meno la conoscenza pratica della cura, della forza, del legame con la natura.

La donna perde il potere già minato nel corso di altrettanti secoli; la Chiesa, che cerca soprattutto il modo per tenere a bada il dissenso, l’opposizione e quelle che chiama eresie, trova il capro espiatorio più facile e più spendibile proprio nelle donne che -se non rispecchiano i dettami- diventano immediatamente streghe, punibili con ferocia per la loro indipendenza.

Il testo di Silvia Pietrovanni, che abbiamo portato in scena con l’adattamento di Isabella Moroni, si rifà in gran parte ai processi e alle testimonianze che, a partire dal passaggio del secolo fino alla Controriforma ed oltre, hanno raccontato la sorte, i processi e spesso la morte di queste donne di cura che persero tutto.

Nell’allestimento di Ivan Cozzi, il racconto di come questa vita speciale di donne a contatto con la natura, con la comunità e con il sacro, viene pian piano annientata, è fatto da Lucia divenuta suo malgrado suora, che ripercorre l’adolescenza nella casa della nonna Mercuria, i giochi con la madre Caterina, la preparazione dei medicamenti, gli incontri di festa, il sapere che si tramanda, lo scambio con le altre donne in una sorta di enciclopedia orale, che Lucia ora ha il compito di raccogliere in un libro che servirà ai posteri per non perdere la conoscenza delle erbe.

La tradizione delle donne sapienti che si rifugiarono nei conventi dove potevano avere libero accesso ai testi, la possibilità di coltivare e sperimentare, dove potevano creare ospedali e farmacie e incontrare altri sapienti, filosofi, teologi risale al bassissimo Medioevo e ha dato, nel tempo, dei frutti straordinari.

Lucia rivivrà la sua vita fino al processo della nonna che si ucciderà in carcere pur di non lasciare traccia del suo sapere nelle mani dei suoi aguzzini e alla fuga che la porterà fino al cortile del convento.

Il racconto si dipana fra musica, canti, silenzi, leggi declamate (che cadono come pietre sulla vita quotidiana delle persone semplici già schiacciate dal peso della fatica e della povertà), ricette, ricordi, visioni, sogni, scherzi e ironia.

I momenti di sospensione e di scambio sono stati recepiti dal pubblico come spunti di compartecipazione e immedesimazione. Una fascinazione che non è mai magia o tecnica, ma rispecchiamento, solidarietà, scoperta.

Mercuria (Brunella Petrini), Caterina (Elena Stabile) e Lucia (Claudia Fontanari) hanno ciascuna un proprio carattere ed una missione: raccontare il passato; dare vita e attualità alla conoscenza; intuire il futuro e la trasformazione del mondo.

Niente sarà più come le tre donne lo conoscono, niente di quel che conosciamo è come loro ce lo descrivono. Eppure ci lega il filo del sapere, dell’amore e della luce.

E le Herbarie, nella grande tela della storia, sono quei fili ribelli che illuminano la vita di nuovi significati e non smettono mai di tessere una nuova realtà.

Herbarie. Le chiamavano streghe tornerà in scena sabato 25 maggio alle 21 e domenica 26 maggio alle 18 ad Abraxa Teatro – Via Portuense, 610 – Roma.

La differenza, in questo momento di cambiamento, in questo passaggio complesso e ignoto la può fare solo la cultura

La differenza la fa il nostro impegno a rendere il teatro, il patrimonio librario, l’educazione, la poesia…, il linguaggio che accomuna le diversità degli esseri umani. Il loro pregio. La nostra possibilità di crescita.

Lavoriamo per la pace da circa 40 anni, lo facciamo con il teatro, con i laboratori educativi per minori e migranti, con le attività sui libri e la lettura, con la creazione di progetti sull’ambiente, sull’ecologia, sulla natura e con molti altri progetti.

Parliamo una lingua che ha a cuore le tematiche civili, storiche e sociali e poche parole chiave: autenticità, resistenza, memoria e comunicazione.

Con il tuo cinque per mille ci aiuti a proseguire, a provocare scambi di idee e di intuizioni, a mettere in campo buone pratiche e nuove proposte, a prenderci cura dei sentimenti e della fioritura personale, ad offrire nuove occasioni, con progetti innovativi, originali e nonviolenti.

Il cinque per mille non è una tassa aggiuntiva.
Scegli tu a chi donare, hai un’opportunità che non ti costa nulla, ma ti rende padrone delle tue possibilità, dei tuoi pensieri, delle tue speranze e dei tuoi sogni
.

Bastano la tua firma e il nostro codice fiscale: 04572261008.

I ponti sono fatti per essere attraversati, eppure spesso, la nostra civiltà ci si è accampata sopra, a volte li ha fatti diventare meravigliosi, ma non li ha usati per il loro scopo.

Gettare un ponte tra le culture significa camminare per andare a conoscerle; incontrarsi in un punto e poi proseguire insieme, ascoltare la storia, i canti, le poesie, le tradizioni. Assaggiare il cibo.

La poesia è il più grande ponte che sia mai stato sognato e realizzato e non può essere usato per restare fermo, per non avere altro scopo che essere ammirato.

Testimoniare significa essere prova vivente, dimostrazione di un accadimento, di un pensiero di una rivelazione.

Chi testimonia porta il suo sapere, la sua conoscenza e s’avvia su quel ponte, affermando di esserci e di voler continuare a camminare, a incontrare, a scambiare.

Mercoledì 13 marzo prossimo, Poesie per la Pace vorrebbe gettare proprio quel ponte fra culture e gettarlo con il suo strumento di testimonianza: la poesia. Nasce per questo motivo Testimonianze dalla Palestina un incontro per festeggiare la giornata della cultura palestinese dandole modo di attraversare il silenzio, rendendola visibile, concreta, vitale.

Non è facile con una Nazione dimenticata, dispersa; raccontata sommariamente e in maniera parziale e spesso mistificatoria. Una Nazione difficilmente amata perché non la si conosce, la si confonde, la si immagina quello che probabilmente non è.
Ma ci proveremo. Ascolteremo i poeti della Palestina, la musica, le parole di chi non può tornare nella sua terra, di chi ha trovato asilo, di chi non riesce a trovare la pace.
Faremo nostri i sapori della terra del timo e in cambio offriremo i nostri pensieri, le nostre rime, le fotografie scattate sui confini dilaniati e negli occhi della bellezza; la nostra comprensione.

Getteremo un ponte e lo attraverseremo. Ci accoglierà la Comunità palestinese a Roma e nel Lazio, ci riuniremo nella sala dedicata al poeta e patriota Wael Zuaiter dell’Ambasciata di Palestina ed ascoltare sarà un momento di accrescimento.

L’omaggio italiano alla Palestina sarà portato dal fotografo Federico Palmieri con la mostra Obiettivo Palestina, dalle Associazioni Argillateatri, Donne di carta e Istituto Nazionale Azzurro e dai poeti e dalle poetesse:
Maria Grazia Calandrone, Marco Cinque, Davide Cortese, Cosimo Crisafio, Ada Crippa, Anna Maria Curci, Alessandro De Santis, Valeria Di Felice, Guido Fauro, Gabriele Galloni, Sandra Giuliani, Valentina Ghelfi, Ileana Izzillo, Sabina La Manna, Monica Maggi, Ilaria Palomba, Rosa Sama, Ginevra Sanfelice Lilli, Marino Santalucia, Antonio Veneziani.

Vi aspettiamo alle ore 18.00 all’ mbasciata di Palestina – Sala Wael Zuaiter
Via Guido Baccelli, 10
INGRESSO LIBERO

Per informazioni e prenotazioni:
roma@ambasciatapalestina.com – Tel.: 06 7008791

È stata una giornata dedicata alle parole e alla pace l’Anteprima della Giornata Mondiale della Pace che abbiamo realizzato a Genzano di Roma in occasione della XXX Festa del Pane, una vera e propria kermesse dei prodotti naturali locali.

Grazie all’accoglienza del Comune, abbiamo portato una nuova esperienza nel cuore della storia di questo splendido paese, condividendo parole e scambiando creatività.

La mattina, in Via Bruno Buozzi, i nostri due tavoli con matite, pennarelli, penne, post it, fogli colorati, nuvolette, colla e parole ritagliate dai giornali, sono stati il punto di incontro di molti adolescenti e bambini più piccoli che si sono dedicati alle parole, le hanno lasciate libere e spesso ci hanno sorpresi.

C’erano scatole, secchielli e scatolette per metterci dentro parole lente, parole pesanti, parole in ascolto, parole che salvano, parole veloci, parole leggere, pensieri da eliminare; c’erano dei contenitori con parole positive, negative e ambivalenti, c’era la colla per fare collages di parole, per creare nuovi pensieri e nuove frasi.

Hanno inventato di tutto, sempre più coinvolti e curiosi ed alla fine tutti i loro lavori sono andati a decorare il totem alto tre metri che s’innalzava a fianco della fontana. Ma, non contenti, i ragazzi hanno anche scritto sulla carta che rivestiva la struttura regalando ai passanti un vero monumento alla poesia per la pace.

Il pomeriggio, all’Auditorium dell’Infiorata, nonostante le molteplici offerte della Festa, si è radunato un piccolo, ma interessatissimo gruppo di amanti della poesia.

Per iniziare gli attori Ivan Cozzi e Mauro Vizioli  hanno proposto una sorta di “meditazione” sulla pace, fra suoni antichi e silenzio alla quale sono seguiti i canti Baul dall’India con il musicista e cantante Kalipada Adhikary e il musicista Rakibul Hasan.

I poeti, poi, ci hanno lasciato con innumerevoli nuovi orizzonti: Antonietta Tiberia con la sua poesia dedicata ad Ailan, il bimbo ritrovato sulla spiaggia e che per un periodo, purtroppo breve, è stato considerato il simbolo delle migrazioni cruente; Anna Maria Curci con la sua Lettera ad Angela che, appena ascoltata la notizia del femminicidio, ha voluto dedicare alla poetessa Angela Ferrara uccisa da suo marito.

Maria Grazia Calandrone, invece, ci ha portati – come in un vortice – dentro il senso profondo della sua poesia: breve, forte, tagliente, vitale.

Ci sono poi state le prose delle scrittrici Cetta De Luca e Laura Costantini. L’una a parlare di felicità, l’altra di ricerca della pace come fosse l’avventura del Graal. E, infine, Francesco Randazzo con la sua poesia graffiante e aggressiva come gli orrori narrati, senza concedere nulla, costringendo all’ascolto denso di domande.

Bellissimo l’intervento di Odeh Amarneh, poeta palestinese abitante a Genzano che ci ha letto una poesia di Yousef Al-Mahmoud da lui tradotta ed un sua lirica d’amore e di speranza.

La Pace ha vie straordinarie per insinuarsi nella vita, ha infiniti richiami, ha parole sconosciute che, a Genzano, sono diventate una festa.

POESIE PER LA PACE alla XXX^ Festa del Pane.

Comunicato stampa

ANTEPRIMA GIORNATA MONDIALE DELLA PACE 2018

POESIE PER LA PACE Alla XXX^ Festa del Pane

15 settembre 2018

 Via Bruno Buozzi ore 10:30

 Museo Etnografico e Auditorium dell’Infiorata ore 17:00

ingresso libero

locandina pxp genzano 18 copiaPanePoesia, Pace. Le tre P che portano condivisione, nutrimento e umanità.

Siamo partiti dalla XXX Festa del Pane di Genzano di Roma, per proporre un’anteprima speciale dell’edizione di Poesie per la Pace del 2018.

Poesie per la Pace, nata nel 2012 è una manifestazione internazionale ideata in collaborazione con la coalizione globale delle associazioni non profit che partecipano il 21 settembre alla celebrazione della Giornata Mondiale della Pace ideata dalla ong Peace one day  e istituita dall’ONU nel 2002.

La Festa del Pane è festa di condivisione, di tradizioni, di saperi antichi, di natura; il contenitore ideale per accogliere altrettanti sentimenti simili che da ormai sette anni proponiamo con le Poesie per la Pace.

«Il fine resta sempre quello di parlare di Pace, anche quando non ce ne sono i presupposti, anche quando si dimenticano le celebrazioni, marce, i libri, le guerre stesse.» afferma Isabella Moroni, organizzatrice della manifestazione assieme a Ivan Vincenzo Cozzi, Presidente dell’Associazione The Way to the Indies – Argillateatri e regista dell’evento. E aggiunge: «Perché basta parlarne per renderla reale. Infatti, quando si nomina una cosa, un oggetto, un sentimento, uno stato d’animo, un desiderio, etc., questo si concretizza ogni volta un po’ di più. Perché incontra un ascolto, dei pensieri, a volte una condivisione, una lettura, o solo un momento di piacevolezza».

 Parlare di pace attraverso la poesia, scriverla, leggerla, pubblicarla sul web (ma anche sui muri), diffonderla, perdercisi per qualche istante, riflettere, meravigliarsi, tornare indietro a quando scrivevamo pensieri d’amore… contribuisce a rendere più concreta questa Pace benedetta anche solo nel nostro piccolo mondo.

Perché è vero che: “la pace cerca luoghi ove insediarsi, la pace chiede strade, piazze ed anime dove fermarsi. La poesia, a sua volta, è incontenibile, esce dalla penna o dalla tastiera e si moltiplica, sfugge, si annida e celebra ogni cosa che tocca.

Poesie per la Pace è un progetto di cultura di pace in progress che cerca di coinvolgere sempre più persone, più luoghi, più arti.

È uno dei percorsi di volontariato di Argillateatri; percorsi che che non sono mai (solo) sostegno e carità, ma che vogliono essere modi per ricominciare a proporre momenti e luoghi di incontro o anche solo per accogliere e scambiare idee, pensieri, poesie, fotografie, disegni o qualsiasi altra forma di arte e partecipazione.

Sabato 15 settembre saremo a Genzano di Roma con due iniziative.

La mattina alle 10,30 in Via Bruno Buozzi (di fronte alla Piazza principale) apriremo uno spazio di scrittura estemporanea, le “Scritture di Strada“ guidato da Cetta De Luca, Isabella Moroni e Giulietta Stirati. I partecipanti troveranno carta, sassi, stoffe, , sabbia, oggetti e penne, pennarelli, matite, vernici, colori per poter scrivere il proprio messaggio di pace che poi verrà conservato e successivamente esposto.

E troveranno anche anime belle che guideranno alla scoperta delle vocazioni di pace di ciascuno nei modi più disparati.

Qui, contestualmente, si realizzerà una performance teatrale dedicata alla pace e connessa con l’attività di scrittura nella quale interverranno gli attori Mauro Vizioli, Ivan V. Cozzi e il musicista indiano Kalipada Adhikary.

Il pomeriggio, dalle 17, presso il Museo Etnologico dell’Infiorata e nell’attiguo Auditorium ospiteremo, in un reading con musica dal vivo, poeti, poetesse, attori, attrici e tutti i cittadini che desiderino leggere o mostrare il loro contributo alla pace.

È prevista la partecipazione dei poeti Maria Grazia Calandrone, Anna Maria Curci, Francesco Randazzo, Antonietta Tiberia, dei poeti di Genzano e dei Castelli Romani; degli scrittori Laura Costantini, Cetta De Luca e Simone di Matteo (finalista con Tina Cipollari della quinta edizione del reality di Rai2 Pechino Express).

Ci sarà, inoltre, la premiazione del concorso fotografico #scattidipace un piccolo rito laico e popolare di condivisione di pane, poesia e pace.

Anteprima Poesie per la Pace. Alla festa del Pane di Genzano

Pane, Poesia, Pace. Le tre P che portano condivisione, nutrimento e umanità.

Siamo partiti da qui, dalla XXX Festa del Pane di Genzano di Roma, per proporre un’anteprima speciale dell’edizione di Poesie per la Pace del 2018.

La Festa del Pane è festa di condivisione, di tradizioni, di saperi antichi, di natura e a noi è sembrato il contenitore ideale per accogliere altrettanti sentimenti simili che da ormai sette anni proponiamo con le Poesie per la Pace.

Il fine resta sempre quello di parlare di Pace, anche quando non ce ne sono i presupposti, anche quando si dimenticano le celebrazioni, marce, i libri, le guerre stesse.

Perché basta parlarne per renderla reale. Infatti, quando si nomina una cosa, un oggetto, un sentimento, uno stato d’animo, un desiderio, etc., questo si concretizza ogni volta un po’ di più. Perché incontra un ascolto, dei pensieri, a volte una condivisione, una lettura, o solo un momento di piacevolezza.

Parlare di pace attraverso la poesia, scriverla, leggerla, pubblicarla sul web (ma anche sui muri), diffonderla, perdercisi per qualche istante, riflettere, meravigliarsi, tornare indietro a quando scrivevamo pensieri d’amore… contribuisce a rendere più concreta questa Pace benedetta anche solo nel nostro piccolo mondo.

Perché, come diciamo sempre: “la pace cerca luoghi ove insediarsi, la pace chiede strade, piazze ed anime dove fermarsi. La poesia, a sua volta, è incontenibile, esce dalla penna o dalla tastiera e si moltiplica, sfugge, si annida e celebra ogni cosa che tocca.

Poesie per la Pace è un progetto di cultura di pace che portiamo avanti dal 2012 cercando di coinvolgere sempre più persone, più luoghi, più arti.

È uno dei percorsi di volontariato di Argillateatri; percorsi che che non sono mai (solo) sostegno e carità, ma che vogliono essere modi per ricominciare a proporre momenti e luoghi di incontro o anche solo per accogliere e scambiare idee, pensieri, poesie, fotografie, disegni o qualsiasi altra forma di arte e partecipazione.

Immaginare un’alternativa culturale che usi nuove forme di narrazione, sperimentarla, rovesciare i punti di vista, inventare nuovi modi di espressione.

Sabato 15 settembre saremo a Genzano di Roma con due iniziative.

La mattina alle 10,30 in Via Bruno Buozzi (di fronte alla Piazza principale) apriremo uno spazio di scrittura estemporanea, le “Scritture di Strada“. Troverete carta, sassi, stoffe, vetro, sabbia, oggetti e penne, pennarelli, matite, vernici, colori per poter scrivere il vostro messaggio di pace che poi verrà conservato e successivamente esposto. Troverete anime belle che vi guideranno alla scoperta delle vostre vocazioni di pace nei modi più disparati.

Il pomeriggio, dalle 17, presso il Museo Etnologico dell’Infiorata e nell’attiguo Auditorium ospiteremo poeti, poetesse, attori, attrici e persone che desiderino leggere o mostrare il loro contributo alla pace. Ci sarà la premiazione del concorso fotografico #scattidipace e ci sarà anche la musica dal vivo che accompagnerà questo rito laico e popolare di condivisione condividendo di pane, poesia e pace.

L’appuntamento successivo sarà il 21 settembre, Giornata Mondiale della Pace per un reading aperto al pubblico: Il Giardino dei Leggii che vi faremo sapere al più presto dove si svolgerà.

[Il Logo Pax Panem Poesia è opera di Lùcio Mustafà]

La grande gioia e la grande bellezza di un pubblico numeroso, interessato, ammirato, pieno di domande e di suggerimenti. Di un pubblico che s’avvicina al cancello del Palazzo del Governatorato con quasi un’ora di anticipo, che assiste alle prove, che lascia pensieri e messaggi sul grande quaderno all’ingresso.

È stato questo il clima in cui si sono svolti i quattro concerti di Musica nel Chiostro voluti dal Municipio Roma X che è stato presente, efficace, ci ha dato un supporto quotidiano ed ha apprezzato l’intera iniziativa partecipandoci ogni giorno.

La musica era bellissima, i musicisti giovani e di grande professionalità. Compositori noti e composizioni meno comuni hanno aperto un mondo di ascolto introdotto tutte le sere dal Maestro Albino Taggeo, grande affabulatore, capace di far entrare il pubblico nella musica portandolo per mano attraverso racconti, aneddoti, accenni di arie d’opera…

Ogni concerto ha avuto il suo stile e la sua particolarità, ogni serata il suo caldo e tanto odore di mare. Il ritmo dei ventagli in platea si sospendeva per far posto alla musica o alle parole che ogni sera hanno introdotto i concerti.
Sì, perché in quell’ambiente pieno di affreschi che raffigurano creature marine, dei, navi e tritoni ci siamo tutti sentiti avvolti dalle storie che hanno fatto nascere la Storia.

Così, ogni sera, Brunella Petrini, attrice di grande empatia, ha letto brani da Le metamorfosi di Ovidio o dall’Odissea di Omero, favole tradizionali del Sud ed altri racconti che hanno preparato l’ascolto attento e profondo.

Ostia è Roma, è mare, ma è anche una cittadina unica. Qui fra le profonde difficoltà e alcune sacche di dolore e degrado c’è un mondo di umanità, di sensibilità e di bellezza che può interagire con tutto il resto. Forse basta volerlo con tutto il nostro essere. Come abbiamo fatto per Musica nel Chiostro dove tutto è stato piacevole ed ha funzionato molto bene.

Noi non possiamo che ringraziare ancora una volta la Presidente del Municipio X Giuliana Di Pillo, l’Assessora Silvana Denicolò che stanno creando un rapporto di fiducia fra istituzioni e popolazione, Emanuela Sirchia che ha curato la comunicazione all’interno e all’esterno con un entusiasmo travolgente; a Silvana Cabella e Cristina Zuccari che ci hanno seguiti nella parte amministrativa con dedizione e gentilezza; agli artisti e a  tutto il pubblico con il quale abbiamo potuto passare alcune ore in una delle case più accoglienti e belle del territorio.

 

9, 10, 11 e 12 agosto 2018
Chiostro del Governatorato
ore 19:00

ingresso libero


Musica nel Chiostro locandinaFra le decorazioni policrome del Chiostro del Palazzo del Governatorato di Ostia Lido i romani, i villeggianti e i turisti potranno godere quattro serate di musica dal vivo nel fresco di prima sera.

Musica nel Chiostro è una manifestazione sostenuta dal Municipio Roma X nell’ambito del programma di eventi e attività culturali denominato “Un mare di Idee: Ostiadamare”; è destinata al territorio perché si sviluppa in un luogo simbolo di Ostia, ed al contempo è aperta a nuove proposte musicali capaci di offrire, ad un pubblico variegato, l’ascolto di una musica classica che spazia in un contemporaneo delicato, arguto, divertente, che riprende tradizioni e le trasforma in un’esperienza di ascolto sempre accessibile.

«Abbiamo immaginato questi concerti come delle vere e proprie dediche alle creature marine che contraddistinguono Ostia sia nella sua storia antica che nella sua contemporaneità» afferma Ivan Vincenzo Cozzi, regista delle quattro serate e Presidente dell’Associazione The Way to the Indies – Argillateatri che ha organizzato i concerti. E aggiunge: «Per creare quel momento speciale di incontro e di fusione con la musica, proporremo, prima di ogni concerto, una lettura di un brano legato al mare e alle sue creature. Vogliamo che sia come un passaporto per iniziare un viaggio in una musica differente».

Grazie alla supervisione artistica del Maestro Albino Taggeo,  la scelta dei gruppi musicali che si esibiranno ha privilegiato professionisti, alcuni dei quali molto giovani, con un’importante storia di concerti, premi, tournée, incisioni, etc.

Nel programma si alterneranno brani noti e popolari a musiche meno conosciute, da scoprire e da gustare.
Una vera full immersion nel relax e nell’ascolto del “dopo mare”.

Si inizia il 9 agosto con Itinerari del Novecento.
Sotto la direzione del M° Albino Taggeo, l’Ensemble Pentarte formato da Bianca Fiorito (Flauto), Alessandro Soldani (Clarinetto), Guglielmo Cetto e Alessio Matrigiani (Sax contralto), Francesco Beverini (Violino) e Livia De Romanis (Violoncello) si esibiranno in un programma che spazia da  Claude Debussy ad Astor Piazzolla

Il 10 agosto  sarà la volta di Brass Music dal Rinascimento al Jazz.
L’entusiasmante e coinvolgente musica degli ottoni del Billi Brass Quintet formato da Davide Bartoni e Vincenzo Pierotti (Tromba), Gabriele Ricci (Corno), Flavio Pannacci (Trombone) e Augusto Mentuccia (Tuba) ci porterà in un percorso che partendo da Girolamo Fantini, trombettista di corte del Granduca di Toscana, a Pat Metheny, Nicola Piovani (La Vita è Bella), Ennio Moricone e Nino Rota (8 e ½).

Sabato 11 agosto sarà la volta di Musica per flauto e chitarra. Tradizione e Contaminazione.
Il Duo Amigdala formato da Gianmarco Ciampa (Chitarra classica) e Bianca Fiorito (Flauto Traverso), ci porterà alla scoperta di quegli autori che hanno dato vita ad una perfetta integrazione tra realtà culturali diverse, conservando, però, gli elementi propri di ciascuna. Francis Poulenc, Béla Bartok, Astor Piazzolla, Mario Castelnuovo-Tedesco saranno i musicisti-guida di questo viaggio fra le culture.

Domenica 12 agosto la serata sarà dedicata alle Voci Barocche.
Sarà di nuovo l’Ensemble Pentarte con la formazione di musica antica con Marta Vulpi (Soprano), Francesco Beverini (Violino), Alessandro Soldani (Clarinetto) e Luca Lupi (Chitarra) ad introdurci nel mondo della musica che dal 1600 si spinge fino all’Ottocento ed oltre, grazie al gusto, mai perduto, di stupire e divertire gli ascoltatori, con costruzioni e lazzi audaci. Fra i musicisti in programma Johann Sebastian Bach, John Dowland, Niccolò Paganini, Giovanni Paisiello e Antonio Vivaldi.

I brani che precederanno il concerto saranno letti da Ivan Vincenzo Cozzi, e Brunella Petrini.

Il programma completo può essere scaricato a questo link: https://argillateatri.files.wordpress.com/2018/08/musica-nel-chiostro-programma1.pdf