Paesaggi Indiani 2000

paesaggi 2000Dopo dieci anni dedicati a conoscere e valorizzare la cultura dell’India, Argillateatri presenta oggi una rassegna di arte, musica,  danza,  cultura e tradizioni del subcontinente indiano con la partecipazione di alcuni artisti provenienti dall’India e di artisti italiani che da anni studiano e lavorano in India riuscendo così a contribuire alla conservazione ed alla diffusione di questa straordinaria tradizione culturale.

19 maggio 2000
Concerto di sitar
con Luigi ara

La musica è dono di Shiva, ogni bellezza udibile è un riflesso della divina bellezza e la musica classica in India è chiamata margi sangit, ovvero musica per la salvezza. Legata alla narrazione degli stati d’animo dell’uomo, questa musica è dedicata ai diversi momenti della giornata, alle stagioni. I raga (piccola melodia che cresce e si espande come un fiore che sboccia) ha una sua emozionalità, un suo profumo ed un colore particolare. La sua dimensione non è univoca, ma si presta a miriadi di interpretazioni emozionali che dipendono dalle capacità e dai sentimenti del musicista…

 

20 e 21 maggio 2000 
Danza Bharata Natyam
con Devayani

Bharata Natyam: è il nome moderno della più antica forma di danza classica indiana, il dasi attam, originaria del Tamil Nadu. Per secoli è stata danzata nei Templi dalle Devadasi, le danzatrici sacre, resistendo alle influenze che hanno permeato molti altri stili di danza.
Movimento, mimica e musica contribuiscono in egual misura a questa danza dallo spirito devozionale. Fortemente stilizzata e sofisticata nella sua tecnica, il Bharata Natyam è diviso fra nritta (danza pura) e nritia (composizioni espressive). Le canzoni riguardano soprattutto temi d’amore contemplativo che contribuiscono a rendere estremamente elevata la spiritualità racchiusa in questa danza.

Devayani: formatasi nella tradizione dei grandi maestri della danza, questa danzatrice di origine parigina, ha studiato nelle Città Tempio dell’India del Sud, perfezionandosi nell’abinahya e nel canto classico carnatico. Grazie alla sua personalità magnetica Devayani e’ diventata presto una stella del firmamento della danza Bharata Natyam raccogliendo ovunque riconoscimenti. Attrice e danzatrice ha preso parte a film, produzioni televisive ed a numerosissimi festival sia in India che all’estero, sempre accompagnata dalla sua perfezione nella coreografia, dalla sua straordinaria sintonia con la musica e dalla sensuale ed accattivante presenza scenica.

 

26 maggio 2000
“Puthanamoksham” – spettacolo di  Kathakali
con Maryse Noiseux

Kathakali: è il classico teatro danza dell’India del Sud. È un’arte di estrema energia che fonde in sé letteratura, teatro, danza e musica. I suoi movimenti, vitali ed armoniosi,sono basati sul mimo, sul simbolismo e su magnifiche e raffinate espressioni teatrali. Il potere del kathakali deriva dalla combinazione del contenuto emotivo delle storie hindu, con la bellezza e la grazia della recitazione e della danza.
Il Kathakali viene generalmente portato sulle scene da uomini e ragazzi che hanno avuto un lungo addestramento fisico ed un tirocinio in abhinayam al fine di descrivere le emozioni attraverso movimenti facciali accompagnati da mudras che permettono di interpretare la storia e di comunicare con il pubblico e con gli altri protagonisti.
Il Kathakali ha un ruolo unico nel mondo del teatro, ha origine dagli antichi rituali e culti che si svolgevano nei templi hindu e viene considerato la forma cristallizzata della ricca tradizione teatrale del Kerala, culminante nell’arte della pantomima.

Maryse Noiseux: nata in Canada e laureata in antropologia all’Università di Montreal, dopo aver fondato un gruppo teatrale, approda in India dove rimane per tre anni per studiare il Kathakali.
Fondamentale per la sua futura vita di artista e’ l’incontro con il maestro Sri Kudamaloor Karunankaran Nair, uno dei più grandi interpreti e maestri viventi di quest’arte. Insieme fondano il Centro Internazionale di Arte e Cultura “Satsangam” che e’ diventato da alcuni anni il punto di riferimento per gli stranieri che vogliano intraprendere od approfondire lo studio del Kathakali.
Ha partecipato a numerosi spettacoli sia in India che all’estero e tiene da molti anni seminari e workshop per la diffusione e la conoscenza di questa antica forma di arte.

 

27 maggio 2000
Danza Kuchipudi
con Verena Priya Klameth

Kuchipudi: originario dell’omonimo villaggio nello Stato dell’Andhra Pradesh, il Kuchipudi era un dramma danzato i cui esecutori provenivano dalla casta brahamanica.
Con il passare del tempo all’antica pantomima si mescolarono le Danze dei Templi dando origine all’attuale danza Kuchipudi, un vero e proprio teatro-danza, vivace e divertente danzato sia da uomini che da donne. Il Kuchipudi è caratterizzato da movimenti pieni di ritmo e dalla velocità e da racconti dalla composita drammaturgia i cui temi provengono dalle storie mitiche e religiose. Spesso le coreografie sono complesse e spettacolari, come ad esempio la “danza del piatto” che il danzatore esegue in bilico sul bordo di un piatto di metallo reggendo un vaso pieno d’acqua senza versarne alcuna goccia
Tutte queste caratteristiche fanno del Kuchipudi una danza sensuale e seduttiva, sempre pervasa da un tocco di spiritualità sublime.

Verena Priya Klameth: è stata allieva di Lila Giri, a sua volta iniziata alla danza da una delle ultime Devadasi ed ha sviluppato una straordinaria finezza artistica nell’abhinaya.
Nel corso degli anni il suo repertorio si è arricchito di danze in parte molto antiche e preziose che le sono state affidate da famose maestre come Usha Raghawan e Malathy Thothardi.
Nonostante il successo riportato nei molteplici spettacoli eseguiti sia in India che in Europa, Verena Priya klameth torna ogni anno in India per lavorare con i suoi musicisti e studiare ancora nuove danze.

 

28 maggio 2000
Kalarippayattu all’ origine delle arti marziali
con Ajith Kumar e Jairo Vergara

Il Kalarippayattu: è un’antichissima arte marziale risalente a più di quattromila anni fa, che si è sviluppata nella parte meridionale dell’India, nello Stato del Kerala.
La tecnica consiste in differenti e complessi tipi di passi che prestano speciale attenzione al rapido movimento delle gambe, delle ginocchia e dello sguardo.
Include combattimenti a mani nude oppure con coltelli, bastoni, scudi e spade.
Il Kalarippayattu non è però soltanto un’arte di combattimento, ma, attraverso il suo training si sviluppano carattere e disciplina morale.
I movimenti di base sono trenta, ciascuno è una successione di passi eseguiti in direzione dei punti cardinali tali da conferire equilibrio, coordinazione, memoria, forza, potenza e agilità.
Il Kalarippayattu è stato definito “madre di tutte le arti marziali” in quanto racchiude in se’ le caratteristiche di base poi riprese, fra gli altri, dal Karate, dal Kung-fu e da Tai Chi Chuan.

Ajith Kumar: ha iniziato a studiare il Kalarippayattu sotto la guida di suo padre, il celebre maestro Thankappan Asan con il quale dirige a Trivandrum la scuola Maruthi Marma Chililsa & Kalari Sangham. Più volte vincitore dei campionati annuali di Kalarippayattu, ha al suo attivo numerosi spettacoli, manifestazioni, tournee’ e workshop in India, Europa, Corea, etc.


Mostre permanenti

Nel corso della rassegna sarà possibile visitare le seguenti mostre

Il tempio d’oro
mostra fotografica  di  Ivan Meacci

Il Tempio d’Oro: Il più famoso monumento dei Sikh è il Tempio d’oro ad Amritsar che contiene Darbara Sahib, a hallowed place costruito su di una piccola isola al centro di una piscina. Costruito verso la fine del 16^ secolo, fu ornato e coperto with gilt nel 1802 da Ranjit Singh. Il Tempio non contiene shrine. E’ invece il libro sacro del Guru Granth Sahib che gode del posto d’onore.

Ivan Meacci: fotoreporter internazionale in prima linea (sono sue le uniche immagini esistenti di “Forza 17” il famoso esercito di yasser Arafat) e’ stato nei campi profughi cambogiani, come nelle miniere di carbone delle Asturie; ha seguito la guerra del Libano, quella del Nicaragua e la disastrosa guerra civile yugoslava. Ha indagato le borgate, i campi zingari, i luoghi della mafia, la grande officina thailandese della droga (il triangolo d’oro) ed il piccolo paradiso delle droghe chiamato Olanda. Ha lungamente lavorato in India seguendo religioni e asceti, feste e sadhu sempre alla ricerca della realtà perchè è questa la sola, vera possibilità di testimoniare.

 

I dipinti delle donne mithila
pittura su carta raccolta da Alessandra Cucchi

Arte Mithila: da 3000 anni, in occasione delle festività, le donne Mithila (zona compresa fra il Bihar ed il Terai -sud del Nepal-) e soltanto le donne, celebrano la vita ed invocano il divino attraverso l’atto del dipingere che diviene momento di raccoglimento per raggiungere uno stato di profonda meditazione. Le rappresentazioni simboliche si riferiscono al pantheon induista con influenze tantriche e buddiste, ma anche al mondo vegetale ed animale che in una società agricolo-pastorale evoca forza, fecondità, buona fortuna.  Le donne, tradizionalmente, eseguono le loro pitture sulle pareti della stanza nuziale, sui pavimenti in terra ed argilla delle case contadine e solo da alcuni decenni dipingono su carta per conservare il ricco immaginario tramandato di madre in figlia.

Alessandra Cucchi: si occupa di artigianato artistico tradizionale e di ricerca sperimentale. Dopo una lunga permanenza nella regione Mithila dove ha seguito e documentato l’arte delle pittrici, ha trasformato questa esperienza in una collezione di complementi di arredo nata dal desiderio di mantenere la poetica ingenuità delle pittrici indiane

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