Tutti al Carnevalone Liberato! Poggio Mirteto ci attende.

28 Febbraio 2009

poggio1E’ un paese magico dove si parla una lingua incomprensibile, che nasconde storie di fantasmi e di draghi, torri d’avvistamento e fortificazioni, battaglie e lotte per la libertà. Ma più che altro Poggio Mirteto è il paese che nel 1861 si liberò dallo Stato Pontificio chiedendo l’annessione al Regno d’Italia ed attorno a questo evento è nata una leggenda che negli ultimi trent’anni si è trasformata in una delle feste più popolari, trasgressive e spontanee che esistano in Italia. Il Carnevalone Liberato.

Il Carnevalone liberato, festa anticlericale per antonomasia, festa libertaria ed anarchica, capace di far satira e dar fuoco a qualsiasi politico che si sia contraddistinto per qualche assurdità. Amici e nemici.

Nella grande Piazza, per i vicoli e le stradine che s’arrampicano per il paese antico, dalle terrazze che s’affacciano su un orizzonte verde striato di rosso e viola nel tramonto, la folla si moltiplica e sembra come morsa dal genio della follia e dell’abbandono alla gioia.
Travestiti, in maschera oppure no, tutti corrono, scherzano, parlano a voce alta, si chiamano fra loro, o si fermano a guardare tutto quello che c’è e ce n’è per tutti i gusti.
Si mangiano salsicce e porchetta e la minestra di fagioli, mentre in una padella dal diametro infinito friggono delle pizze speciali dolci o salate e tutto s’annega in bottiglie piene di vino rosso che passano di mano in mano, di bocca in bocca.

E nella piazza c’è musica d’ogni genere e d’ogni tipo: rock metal, rap, etnica e popolare e poi le bande sempre tantissime, ordinate e disordinate, che  si inseguono e si scontrano, si suonano sopra e si contrappongono continuando a girare lungo il perimetro della piazza assieme ai trampolieri, ai giocolieri, alla mangiafuoco ormai ageè, al duo dell’uccellatore su trampoli con il suo uccello dagli innumerevoli richiami e a tutti quelli che arrivano, anche senza essere stati invitati, con i loro spettacoli e la loro creatività.

Scendono dall’arco che porta alla città vecchia le parate musicali, arrivano i danzatori volteggiando su una struttura di carta che cela un cuore d’acrobazia, fra vetri e chiodi si destreggia un fachiro, Diana continua a trasformare i bambini in tigri, gatti, leoni, principesse e mostri truccandoli con colori naturali, mentre al centro della piazza i grandi immancabili tappeti dove i più piccoli giocano col Kapla si contendono lo spazio con le grandi mongolfiere che a rotazione lanciano nel cielo lampi di colore e di calore.

A Poggio Mirteto questo Carnevalone ha tutti i crismi del vero carnevale: la kermesse, la liberazione dalle regole e dalle leggi, la rabbia e l’impotenza dei Carabinieri che vorrebbero frenare gli effetti di fumo, alcool ed allegria, ma che poi  finiscono sempre a pattugliare fra insulti, scherzi e lazzi.

E’ la festa della trasgressione come non se ne vedono più in giro e dura fino a sera inoltrata, quando si brucia il “bammoccio”, quel grande pupazzo di legno e stoffa che entra in scena alla fine delle feste popolari per essere bruciato come atto dirompente e conclusivo della festa.
E quando anche l’ultima scintilla s’è ridotta cenere ecco salire fra le stelle e la prima falce di luna i fuochi d’artificio mentre in piazza entra l’ultima protagonista della festa. E’ la “pantasima” una pupazza anche lei, vecchia e stregonesca, dalle grosse tette infarcite di mortaretti che scoppiettano mentre lei balla in cerchio e tutt’attorno si compone il grande girotondo che avanza ed indietreggia, gira, si ferma e ricomincia in senso inverso.
Il girotondo dove si ride, si cade, ci si spinge, si rotola, ci si rialza mentre la Pantasima prende fuoco ed il fuoco illumina gli occhi dei tutti e gli occhi riscaldano la notte e la città ed il fuoco stesso, fino a che la piazza non resta vuota.

 


L’Uccello di Fuoco accende Piazza Mattei.

22 Febbraio 2009


E’ stata una serata gelida ed interessante.

La performance è fluida e ben costruita. Il pubblico l’ha apprezzata e forse vale la pena di approfondirla, di farla crescere e presentarla nei festival e nelle rassegne della prossima estate.

Intanto la portiamo al Carnevalone Liberato di Poggio Mirteto.


Omaggio a Stravinskij | Trampoli e danza a Piazza Mattei.

17 Febbraio 2009

enzovasc1Sarà l’evento “Il Pugno di Boccioni” ad aprire il sipario sulle manifestazioni del centenario futurista a Roma.

Una serata futurista (con musica, teatro, danza, performance, esposizioni e videoarte), nata da un’idea di Giuseppe Casetti, in attesa della mezzanotte del 20 febbbraio, data ufficiale della celebrazione del Futurismo.
 
Fra le molteplici iniziative in programma alle ore 18 la serata si aprirà con l’Omaggio a Stravinskij di ArgillaTeatri, una partitura fisica per trampoli e danza nata dalla collaborazione con il Centro Incontro delle Arti Vulcano Metropolitano e con la costumeria CNT Vincenzo Canzanella entrambe di Napoli.

Sulla musica dell’Uccello di Fuoco, l’antica favola russa si dipanerà lungo le strade raccontando dell’incontro fra il  Principe Ivan Tsarevitch e l’Uccello di Fuoco, della Principessa prigioniera e dell’Orco che tutti i viaggiatori tramuta in pietra. Ed infine della lotta contro l’orrendo mostro che culminerà con l’annientamento del suo potere e con la liberazione della Principessa.

Stravinskij fu molto interessato alle opere dei musicisti futuristi italiani ed ebbe molteplici scambi anche con altri esponenti del Futurismo (Giacomo Balla, ad esempio, realizzò le scenografie per il suo balletto “Feu d’artifice”).
Ma non solo, poichè quest’anno il centenario del Futurismo si mescola inscindibilmente con quello dei Ballet Russes di Sergej Djagilev e di Vaslav Nijinsky, di cui l’Uccello di Fuoco è stato una delle più acclamate coreografie.

I costumi del Principe e del Mostro sono ispirati ad alcuni dipinti di Depero dei quali riprendono le geometrie di cerchi e triangoli seppur ingentilite da decorazioni più “morbide”.
La partitura per trampoli nasce proprio dalla musica, assolutamente teatrale, scissa dalla narrazione, contenitore vibrante per tutte le azioni possibili: acrobazie e lotte, grandi ali e maschere s’intrecciano con temi di danza contemporanea, oggetti simbolici, tecniche di teatro gestuale.

Dal Futurismo vengono, invece i movimenti “meccanici”, le colorazioni assolute, gli slanci esteriori, la sensazione (che solo il trampolo sa dare) di  rigidità ed automatismo che si contrappone con estrema efficacia  alla morbidezza umana della danza.

In scena, diretti da Ivan Vincenzo Cozzi, storico trampoliere, performer e regista racconteranno l’Uccello di Fuoco:
Antonello Casalini (il Principe), Silvia Cozzi (l’Uccello di Fuoco), Laura Petrini (il Mostro)
con la partecipazione della danzatrice Cinzia Scott nel ruolo della Principessa.
- Balletto futurista: partitura fisica per trampoli e danza
musiche di Igor Stravinskij
regia Ivan Vincenzo Cozzi
a cura di Argillateatri in collaborazione con il Centro Incontro delle Arti di   Napoli.
costumi CNT Vincenzo Canzanella
Piazza Mattei dalle ore 18


Musica, pensieri e poesia per l’anima

24 Marzo 2008

Venerdì 28 Marzo, ore 21,00

Libreria BIBLI

via dei fienaroli, 28 – 00153 Roma

MUSICA, PENSIERI E POESIA PER L’ANIMA

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un percorso fra letture, suoni e ritmi dall’Oriente al Medio Oriente; un viaggio fra emozioni e immaginazione.

Rumi, Hikmet, Krishnamurti e strumenti dal mondo.

  
con 
Oscar Bonelli, polistrumentista e voce
Ivan Vincenzo Cozzi, attore.
Ingresso 5 euro.

VI ASPETTIAMO!!

 

info: Argillateatri 0677071899 – Libreria Bibli 06 5884097 -06 5814534

MINOTAURO di F. Durrenmatt a Liberafesta

27 Luglio 2007

DOMENICA 29 luglio 2007 – ore 21,30

Spazio Libreria Odradek
Liberafesta – Parco della Resistenza – Roma

ArgillaTeatri presenta:

Minotauro

Viaggio in verticale intorno al testo di F. Durrenmatt

Ideazione e realizzazione Ivan Vincenzo Cozzi
Allestimenti e scenografie ArgillaTeatri
Collaborazione artistica Isabella Moroni

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Il testo di Friedrich Durrenmatt, composto nel 1985 rielabora il mito del Minotauro, di Teseo e di Arianna in una chiave moderna: il Minotauro è la “diversità”, la mostruosità di un essere diverso, escluso e recluso, innocente della propria non appartenenza alle regole; il dramma è quello della coscienza di sé e dello smarrimento di ogni individuo di fronte all’incontro con la propria coscienza.

Nel testo di Durrenmatt l’attenzione si sposta dalla necessità di “liberazione dal mostro” all’umanizzazione del mostro stesso. Il Minotauro, infatti, era considerato l’archetipo di uno degli aspetti dell’uomo ancestrale che doveva essere sottomesso al “logos”, la capacità di logica, l’intelligenza, la ragione, la legge. L’autore supera tutto questo per descrivere il Minotauro dal punto di vista del diverso, dell’escluso, di colui che non può entrare nella relazione sociale e quindi non ha accesso al logos raffigurato dal filo di Arianna.

Nell’allestimento de “Il Minotauro”, grazie alla partitura fisica acrobatica (sfida all’espansione nello spazio), la lettura verticale del movimento rappresenta un’elevazione del gesto, dell’intenzione e del pensiero: il logos assente in Durrenmatt.

Il labirinto è ovunque: il gesto è labirinto, lo stile fluido, i periodi che si snodano e si rincorrono sono labirinto; il trabattello è labirinto.

Questa struttura di metallo alta cinque metri, rappresenta il cuore, la stanza centrale del labirinto, il luogo all’interno del quale avvengono le azioni, dal quale le azioni esondano, in cui s’annidano le voci ed i movimenti prendono il volo.

La messa in scena è basata sull’equilibrio delle diverse forme d’espressione utilizzate per la realizzazione del testo: musica, lettura, linguaggio del corpo, ricerca ed elaborazione di testi brevi e taglienti che sottolineano i movimenti degli attori ed il linguaggio della straordinaria struttura scenica capace di moltiplicare le possibilità espressive del gesto.

con la partecipazione di:

Ivan Vincenzo Cozzi
Regia allestimento voce recitante
Sara Muccioli danzatrice
Laurea in dance Theatre al Laban Centre di Londra. Professionalmente è impegnata nella compagnia Artsmovendi e con le Compagnie Aleph E Titanz
Stefano Fardelli danzatore, coreografo insegnante
Si forma a Milano diplomandosi alla John Casablancas Italia e consegue il diploma all’accademia dello spettacolo M.A.S. Lavora in televisione, cinema e teatro. Balla con la Compagnia Aleph di Roma
Oscar Bonelli musicista
Si avvicina alla musica e alle percussioni, con Ruggero Artale e Karl Potter; collabora con danzatori e coreografi e con registi di teatro. Organizza il Festival di danze multietniche di Roma.

Lo spettacolo fa parte delle iniziative in favore della Biblioteca di ArgillaTeatri chiusa da un anno e per la quale, nonostante i numerosi incontri, richieste, petizioni, non si riesce a trovare una soluzione in grado di salvare gli ottomila volumi dalla distruzione.

Lo spazio ci viene offerto dalla Libreria Odradek che ringraziamo per la reale sensibilità al problema.

Questa è la cartolina-volantino he abbiamo stampato per l’iniziativa.

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