Continua sempre più subdola e mistificante la vergogna di uno Stato che ha della cultura una considerazione pari a zero.
La scelta, approvata quest’oggi dal Consiglio dei Ministri, di reintegrare i fondi del FUS attraverso un aumento di qualche centesimo della benzina è una vera e propria offesa al mondo della cultura.
Per molteplici motivi.
In primo luogo perchè crea un conflitto fra i cittadini che si sentono ancora una volta “spremuti” ed i fruitori del sostegno alla cultura che, come si sa non sono direttamente gli attori, i danzatori o i registi, ma il più delle volte le produzioni,le fondazioni, le associazioni.
Quindi perchè fare questo assomiglia un po’ a dire “levatevi dalle scatole con i vostri scioperi, con le vostre interruzioni degli spettacoli ed il vostro inutile vociare e prendetevi quest’elemosina!”.
Un’elemosina che non vi faccio io Stato, ma che vi fate da soli.
Anzi, per aumentare la rabbia, l’impotenza ed il conflitto, quest’elemosina sanno costretti a farvela anche i vostri concittadini, anche quelli che della cultura se ne fregano.
Terzo: ancora una volta è il cittadino a farsi carico delle emergenze sociali. Finanzia i lavavetri, le badanti, la ricerca sulle malattie rare, i senzatetto, i terremoti e le frane nostrane, i precari, i cassintegrati e gli operai ricattati. Li finanzia in varie forme, dalla carità alle donazioni, dallutilizzo dei propri risparmi alle assunzioni in piena regola.
Infine, questo Stato italiano così scientemente avverso alla cultura ha festeggiato i suoi 150 anni di vita giocando tutte le sue manifestazioni, tutta lasua esteriorità proprio sulla cultura. Ha imbandierato i teatri, ha scomodato i maestri più famosi, ha fatto scendere in campo in tutte le città musicisti, scrittori, attori, artisti affinchè parlassero di quest’importante anniversario, affinchè lo proponessero, lo caldeggiassero, se ne facessero garanti. Loro che potevano.
Loro, le donne e gli uomini di cultura che ancora hanno una faccia da spendere in confronto alle facce impresentabili dei governanti.
Lo Stato italiano per festeggiare ha sfruttato la cultura come un tempo (e forse ancora oggi) si sfruttavano gli operai, le donne e i minatori.
La cultura non è solo un bene, è l’unico strumento libero e diffuso che ogni cittadino ha per sconfiggere la schiavitù fisica e intellettuale, per fuggire dall’oppressione, per immaginare un futuro, per imparare la curiosità , per liberarsi dall’appiattimento, per poter parlare, per non farsi umiliare, confondere, usare.
E questo strumento è vitale per uno Stato, è la sua carta d’identità , ma anche quella di credito. Quando il peso economico si polverizza resta quello della conoscenza e della consapevolezza. Resta quello della capacità di dialogare, di far circolare le idee, di innovare, di inventare… quello della cultura.
Per questo uno Stato dovrebbe inchinarsi e offrire tutto il sostegno e l’appoggio possibile, anche nella crisi più profonda, perchè dovrebbe sapere chè solo puntando sulle persone si potrà ottenere una rinascita.
Invece no, si preferisce continuare a nutrire il disinteresse, ad aizzare lo scontro fratricida, a gonfiare i divari e rimestare la confusione.
Si preferisce dire: “Sbigatevela fra di voi. Io ho fatto quello ceh volevo e quello che avevo promesso. Voi rappresentanti della cultura non avrete più nulal da protestare e i cittadini perchè si dovrebbero lamentareo? In fondo due centesimi in più sulla benzina non limita la loro mobilità e tantomeno il loro bisogno di cultura!”.
E’ triste il paese che non rispetta il suo futuro.












